Pietro Mennea ha riempito la mia fantasia di adolescente innamorato dell'atletica. La mia vita di ragazzino è stata segnata da personaggi come Mennea, Simeoni, Dorio (non scordiamo Giggiriva, ma è un altro tema).
Era facile nei '70. L'Atletica era in televisione, sui giornali e in Italia c'erano tanti campioni di livello internazionale. Mennea spiccava fra tutti, era un bastian contrario, un polemico su tutto, era sempre sui giornali perchè aveva sempre qualcosa da dire.
Tagliava il traguardo col dito indice sollevato, non era un modesto, ci ricordava sempre che lui era il più forte. Le sue interviste sono memorabili, sempre forti e interessanti, quel suo parlare di sé stesso in terza persona, le sue prese di posizione su tanti argomenti, erano manna per i giornalisti. Ha visssuto 20 anni da campione ed ora è andato via senza attendere di sapere chi batterà (ammesso che ciò accada) il suo record europeo sui 200m, ex-mondiale, di 19'',72.
Veniva spesso in Sardegna a fare delle conferenza e confesso che ora è un mio grosso cruccio non essere mai andato a sentirlo. E' andato via un supererore della mia giovinezza, e gli occhi inumiditi nel sentire la notizia, sono l'unica cosa che mi rimane di questo personaggio che ha fatto grande l'Atletica italiana. Da oggi ho un motivo in più (non ne avevo bisogno) per lavorare ed impegnarmi per l'Atletica dei nostri giovani. (Foto web).

