Winter Run 2026 — Un racconto di una fine settimana vissuta in sella, in mezzo alla Sardegna che dorme d'inverno e sogna. Un caso fortuito che mi ha portato a conoscere questi matti del Moto Club Terra Sarda Racing Team, una proposta allettante, si parte senza conoscere la destinazione e si sta due giorni in giro per la Sardegna.

Una volta presi gli accordi, ecco che ci si incontra fuori Nuoro e ci si prepara a partire. Prima però si deve fare amicizia. In poco tempo volti sconosciuti diventano amici, si prende un caffè insieme e anche le moto, molto diverse fra loro, fanno amicizia.

Inutile dire che la pioggia sarà la compagna costante e sempre presente di questa due giorni in sella. La direzione è Orani, poi Sarule, Gavoi con meta Busachi per il pranzo. Il percorso è bello pieno, tipicamente “sardo”, fatto più di curve, continuità e paesaggio che di pura velocità. È il genere di tracciato che valorizza bene una moto come la nostra stupenda Guzzi TT V85TT, soprattutto viaggiando in coppia: scorrevole quando serve, guidato il giusto, mai noioso. Ormai, con i software attuale è possibile tenere traccia del percorso, ecco che sulla base del tracciato, possiamo fare un racconto dettagliato.

  • Zona Sorgono: il percorso mostra un tratto centrale interno, con andamento sinuoso e costante. La pausa caffè a Sorgono non è casuale: è proprio il punto in cui la guida diventa più rotonda e rilassata, ideale per spezzare il ritmo e rimettere insieme il gruppo.

  • Verso Busachi: il percorso mantiene una bella fluidità. Non è una strada “tecnica cattiva”, ma una di quelle che fanno guidare col sorriso, perfetta per arrivare a pranzo già di buon umore (e pronti per arrosto, salumi e birra). Ho già detto della pioggia, nostra compagna per tutto il percorso.

  • Tratto finale verso Bosa: qui il tracciato si allunga e diventa più “di trasferimento” con qualche pezzo sulla nostra SS131, ma resta interessante. Con la pioggia incessante che ci accarezza, questo pezzo acquista ancora più valore: richiede attenzione, rispetto e spirito di gruppo. l'analisi del GPX mostra continuità, segno che non abbiamo mollato nonostante il meteo.

Il valore del giro (oltre i numeri)

Il dato più bello non è nei chilometri, ma nella regolarità del percorso: niente strappi inutili, niente deviazioni confuse. È il segno di un’uscita ben pensata e ben vissuta, con 20 moto diverse, due persone sulla V85TT, e la capacità di stare insieme anche quando il cielo decide di metterci del suo.

Arrivare a Bosa sotto la pioggia, chiudere con una pizza e un letto caldo, dà al tracciato un finale perfetto: non eroico da cartolina, ma autentico, che è molto meglio.

In sintesi:
una giornata che racconta amicizia, resistenza alla pioggia, buon cibo e strade scelte con intelligenza.

Il percorso della domenica mattina punta verso l'interno e poi verso oriente in direzione Gallura, in quella Sardegna segreta che i turisti estivi non conoscono. Quella delle strade strette che si infilano tra macchia mediterranea e graniti spazzati dal vento, dei paesi silenziosi con le chiese di pietra e i vecchi seduti sulle panche (non oggi perché piove). Cossoine, Mores, la SS292 che serpeggia tra colline basse e olivastri storti — la Guzzi le ha bevute tutte, curva dopo curva, con quella flemma elegante che la caratterizza.

Poi la rotta ha girato verso nord, su per la SS729, la grande diagonale che taglia la Sardegna con decisione. Qui la strada scorreva veloce e fluida, sulla sella c'è intesa — non con le parole, non sempre è necessario, ma con le mani: una stretta, un appoggio sulla spalla, il casco che si avvicina al casco per un secondo. E si sa già tutto.


La Gallura ci ha accolti con i suoi profumi di lentisco e di terra rossa. Prima Chilivani dove un amico ha offerto s'immurzu, poi a Telti, in paese, per un aperitivo di vermentino, e poi... incastonato tra i lecci e il silenzio dolce delle colline gallurese, abbiamo trovato il cuore di questa giornata: l'agriturismo Monte Pino, a Telti.

Siamo arrivati con i motori ancora caldi e le gambe che chiedevano terra sotto i piedi, e quello che abbiamo trovato era esattamente ciò di cui avevamo bisogno senza saperlo: una porta aperta, ospitalità, una tavolata lungo e su quella tavolata, la Sardegna.

Perché un pranzo in un agriturismo sardo non è un pasto. È un racconto. Inizia con il pane carasau, croccante come foglie secche, e con i salumi ed i formaggi che sanno di stagionatura lenta e di aria di collina. Poi arrivano i primi fumanti, poi le carni — arrosto, cinghiale, tutto di animali cresciuti liberi tra questi boschi. Il Cannonau scorre nei bicchieri con la generosità di chi sa che pioggia e freddo sono ancora fuori e c'è tempo, tutto il tempo del mondo. E intorno al tavolo, gli amici, persone sino a ieri sconosciute e con cui, adesso, si chiacchiera amabilmente. Potenza delle moto che uniscono le persone. Le facce rosse di chi ha guidato tutto il giorno nella pioggia di gennaio, gli occhi lucidi di chi ha ancora nei polsi la memoria di qualche curva perfetta. Si ride forte. Si raccontano già quasi-incidenti diventati leggende. Si progettano i prossimi giri. I caschi appoggiano in un angolo come maschere di una festa che non vuole finire.


Il ritorno è stato dolce e malinconico, come sono sempre i ritorni belli. Dalla Gallura verso la costa orientale, giù per Siniscola, la galleria, il profumo del mare che torna a salutarci — scuro e serio come il mare sardo d'inverno, quando ha colori che non ha in nessun'altra stagione.

Poi la SS131 Diramazione Centrale Nuorese, lunga e dritta, con la pancia piena e il cuore più pieno ancora. La luce del pomeriggio di gennaio si posava lunga sulle colline, dorandole di quel giallo antico che solo d'inverno si vede, quando gli alberi non fanno ombra e tutto è trasparente.

La Guzzi — la nostra Guzzi — ronzava felice. O forse eravamo noi.

Certi viaggi non si pianificano davvero. Si vivono. E poi si raccontano. E ogni volta che si riesce a raccontarli, è come tornarci ancora una volta: il vento torna a spingere, le curve tornano a chiamare, e il tavolo del Monte Pino è di nuovo apparecchiato, e gli amici sono di nuovo lì, e il bicchiere è di nuovo pieno.

Fino alla prossima volta, Sardegna.

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Percorso del sabato
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Percorso della domenica
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