Che foto straordinaria. Questa foto, venuta per caso, scattata con un banale cellulare da me che non posso certamente dirmi fotografo, l'ho ritrovata mettendo in ordine l'hard disk.
Questa immagine racchiude qualcosa di profondamente poetico: una Moto Guzzi California bordeaux (il colore più affascinante) parcheggiata sul ciglio di una strada che sembra non finire mai. Si tratta della Piana di Castelluccio che si apre immensa alle sue spalle, e lassù, sul fianco della montagna, il bosco sagomato a forma d'Italia — come se la terra stessa volesse ricordare a tutti dove siamo, e quanto questa terra sia meravigliosa.
La Moto Guzzi California non è una moto. È una filosofia.
Se dovesse capitarvi di parlare con un/una Guzzista non dategli retta, oppure fate finta di essere sempre d'accordo. Non sentirà ragioni perché per il/la guzzista, in materia, ha sempre ragione (o almeno crede di averla). La/il Moto Guzzi Californa ha quel motore bicilindrico a V trasversale che batte come un cuore lento e sicuro, con le teste dei cilindri che sporgono ai lati come due pugni aperti sul mondo. Quando la accendiamo, non si sente un rumore, si sente una sinfonia potente e poetica che entra nelle ossa. Non si vuole smettere di ascoltarlo. È un ritmo antico, quasi tribale, una sorta di "canto a tenore" meccanico che dice: Ajò! Andamus.
Non è fatta per la velocità fine a se stessa. Non deve gareggiare in pista. È fatta per il viaggio. Ma non per il viaggio "che si fa", bensì per il viaggio "in cui si entra". E' fatta per trasportare valigie laterali cariche di quel giusto che basta (a volte anche il superfluo). Per i cupolini che tagliano il vento senza isolarci da lui. Per le strade che salgono, che scendono, che girano attorno a un borgo medievale e poi si perdono in un altopiano come quello di Castelluccio in foto oppure nelle curve della mia Barbagia.
E Castelluccio è il luogo perfetto per capirla.
Quella piana, dove sono stato nel giugno 2025, è sospesa tra cielo e terra, a quasi 1500 metri, tra Umbria e Marche, dove d'estate fiorisce di colori impossibili e d'inverno si copre di un silenzio di neve bianco e assoluto. Arrivare lì in moto significa guadagnarsela — ogni curva del Passo di Forca Canapine, con vista sul Monte Vettore, ogni cambio di vento, ogni odore di erba e pietra calcarea è parte del prezzo del biglietto. E che biglietto!
Viaggiare in moto è un atto di umiltà davanti alla bellezza.
In auto, il paesaggio è uno schermo. In moto, siamo dentro al paesaggio. L'aria di mattina presto che sa di rugiada e fieno. Il calore improvviso quando si esce da un bosco e si torna al sole. Il profumo del pane da un forno di paese che si intravede appena, il pranzo oppure il semplice panino tradizionale in una qualche località sconosciuta che non avremmo mai scoperto senza la moto.
Il/la Guzzi California ci porta in quei luoghi con dignità, forza e carattere — niente frenesia sportiva di nessun tipo, ma solo la cadenza di chi vuole stare dentro ad ogni chilometro percorso.
Buon vento a chi viaggia con la moto con ancora tante strade e tanti luoghi da scoprire.
ps. IA mi ha dato una mano nel ruolo di "correttore di bozze".

