Frate Sole al convento.
Ma eccoci giunti, senza neppure accorgercene, alla storia vera e propria, a quella cioè che maggiormente c’interessa e ci preme, e che per molti rilievi strettamente attinenti alle cose dette, scaturisce anche, per quanto ci sembra, spontanea.

Uscendo una sera dalle tane dell’ex convento, dove il Comune di Nuoro aveva allora confinato la scuola elementare, condannando così e come nulla un migliaio di bambini a marcire là dentro, Frate Sole, intabarrato più che mai per il freddo improvviso e la temperatura abbassata; coperta la testa del suo largo cappuccio donde usciva il grugno ed il pizzo scalcagnato in corrispondenza ai baffi ed alle sopracciglia, nonché ai greppi densi ed inesplorati degli occhi, attendeva da solo, appié d'una colonna e croce gigliata di granito — scomparsa anch'essa né più esistente oggi, ma che si poteva benissimo rassomigliare a quell’ altra di san Dionigi descritta dal Manzoni — i suoi carissimi confratelli; i quali, non arrischiandosi a causa del tempo d‘uscire all’ aperto, s'indugiavano nei corridoi e negli antri.
ll tempo infatti si rannuvolava di fuori, tantochè cominciava a soffiare dall’alto ed in vera tormenta il nevischio: la neve che, cadendo e sfaldandosi poi abbondantemente, non tardò ad imbiancare in un attimo la strada ed il resto. Voltando qui ed ogni tanto le spalle con una smorfia ed un senso di molestia, quando se la sentiva posar fredda ed altrettanto leggera sul viso e sulle fratte, tossicchiava impaziente tra sè e sè, come se recitasse un rosario od un salmo; e lì stesso, volendo introspettivamente bilanciarsi intorno alla spesa che avrebbe incontrato per suo conto quella sera, guardava alla sfuggita, arricciando contemporaneamente la bocca e il naso e perfino l’occhio, l’ orizzonte in combustione: quell’orizzonte che la mandava giù come se l’avesse fatta espressamente per lui. Qualche volta, a spurgo maturo, parando dinanzi a sé e robustamente e come una corazza il petto immacolato,
