Il mio Calincontro del Flumendosa

1 – 2 – 3 maggio 2026 - Sardegna

Premessa

Dal forum di Anima Guzzista si evince che:

«Il Calincontro è una girata tra amici, organizzata senza nessun club alle spalle. Durante i giri ognuno tiene l'andatura che preferisce, assumendosene le responsabilità. Sarebbe buona norma non ripartire prima degli organizzatori e fermarsi nei punti convenuti per visite e rassembramenti. Pur essendo intitolato Calincontro e quindi dedicato alla MITICA California, è aperto a tutti i tipi di moto, Guzzi e non. È buona norma che ogni partecipante porti una bottiglia da condividere nei dopocena etilici (a vostra scelta tra qualcosa di tipico della vostra zona o qualcosa che vi piace, niente roba da discount!).»

Nei giorni 1-2-3 maggio 2026 si è svolto il Calincontro del Flumendosa che per me aveva un significato del tutto particolare. Prima di tutto perché si svolgeva in Sardegna, la mia terra. Ma soprattutto perché per la prima volta ci potevo andare con il mio California EV, tra le curve selvagge dell'Ogliastra e i passi del Gennargentu, dove il V del California si è rivelato perfettamente a suo agio nel silenzio antico di queste montagne.

 

Giovedì 30 aprile – Il giorno prima: Nùoro e i Pandori

Per me e Antonietta il Calincontro è iniziato in realtà un giorno prima, il giovedì 30 aprile. Quella mattina abbiamo atteso Igor e Chiara — i celebri Pandori — che arrivavano da Olbia. Il loro sbarco ci ha regalato una splendida giornata nuorese: Monte Ortobene con il suo Redentore che veglia sulla città e sulla Barbagia, poi il Museo Etnografico Sardo, scrigno di costumi, gioielli e utensili che raccontano un'isola profonda e tenace. A chiudere la giornata, un bel pranzo nel centro storico di Nùoro, tra pane carasau, salumi e con qualche bicchiere di Cagnulari: il benvenuto più sardo che potessimo offrire. La visita alla sorgente di Su Gologone ha suggellato un piacevole pomeriggio pre-calincontro.

 

Venerdì 1° maggio – Da Nùoro a Coccorrocci: le porte dell'Ogliastra

Percorso: Nùoro → Dorgali → Genna Silana → Supramonte di Urzulei → Baunei → Coccorrocci | 131 km

Vedi il percorso

La mattina del 1° maggio, tre bicilindrici “a VU” hanno lasciato Nùoro in direzione Dorgali. Il primo tratto punta a nord-est sfiorando la Baronia: la strada scorre tra macchia mediterranea e affioramenti granitici, con le montagne che degradano verso il Tirreno. Da Nùoro quindi si punta verso sud-est in direzione Dorgali: il golfo di Orosei comincia ad affacciarsi alla nostra sinistra, e poco prima di Dorgali lo specchio turchese del lago del Cedrino — invaso artificiale che raccoglie le acque del fiume omonimo — si apre improvviso alla destra della strada. Una distesa d'acqua ferma, color smeraldo, stretta tra pareti calcaree biancastre: uno di quei panorami che fanno rallentare anche i più impazienti. Una breve sosta, una foto e poi via verso la montagna.

Superata Dorgali, la strada attacca la salita verso Genna Silana; prima però una breve deviazione in galleria ci consente di ammirare Cala Gonone dall’alto. Una distesa immensa di mare cristallino ci fa capire quanto il mare Sardo sia attraente ed affascinante.

Dopo la sosta, la direzione è quella verso il valico di Genna Silana, 1.017 metri che segnano il confine tra la Barbagia e l'Ogliastra. Il bosco di lecci si stringe ai lati della carreggiata, l'aria si fa fresca e odorosa di resine, e le curve si fanno più strette e decise. A Genna Silana appare chiaro cosa rappresenta questo luogo per i motociclisti. Nel piazzale quasi non c’è posto per posizionare la moto. Una marea di motociclisti di ogni specie si ferma per ammirare il posto e respirare l’aria di quei momenti. Nella mia mente, inevitabile, il confronto tra raggiungere quel posto con la moto e raggiungerlo con la bici. Due diverse modalità ma entrambe piene di poesia e significato.

Subito dopo Genna Silana, lasciata la Statale 125 un piccolo bivio sulla destra, abbiamo deviato verso l'interno, abbandonando la costa e inoltrandoci nel cuore dell'Ogliastra montanara. Un percorso già fatto con in MTB che desidero far conoscere ai nostri amici. La strada è poco più di un sentiero di penetrazione agraria, ha un fondo asfaltato che denuncia il dominio dei bovini, passa sopra Urzulei attraverso una sequenza di curve e rettilinei che affacciano su una bella vallata boscosa con i segni di un torrente ormai quasi asciutto: lecci, corbezzoli, e ogni tanto una radura dove le vacche pascolano indifferenti al passaggio dei nostri motori.

Il California EV ha affrontato ogni curva con il baricentro basso e la coppia sempre pronta, silenziosa come il vento tra i lecci. Ad un certo punto, persi nel centro della Barbagia, abbiamo sostato per un pranzo autogestito a base di vino rosso, spianate di pane, formaggio e salsiccia.

Nel tardo pomeriggio, abbiamo raggiunto il Camping Coccorrocci, sul versante ogliastrino affacciato verso il mare. Il campo base era pronto, i motori si raffreddavano, e le conversazioni cominciavano ad animarsi tra chi arrivava da ogni angolo della penisola. Ero stato in questo camping 20 anni fa. Non ricordavo la maestosità dei monti nel quale è immerso. Una botta è stata sentire le gambe molli (vertigini) quando mi sono accorto che la strada di accesso non aveva le barriere laterali. In quel momento è importante tenere i nervi saldi, stringere le gambe sul serbatoio e guardare la strada, non la vallata.

Dopo le operazioni di ingresso al campeggio, i saluti con gli amici, le chiacchiere e le birre insieme sono il segno che in quel momento ci troviamo al posto giusto nel momento giusto. 

La cena ha chiuso la serata nel segno più autentico dell'Ogliastra: culurgiones al pomodoro e pecora arrosto, sapida e profumata. Una cena che non ha bisogno di presentazioni.

Inutile dire che il dopocena etilico è stato il giusto finale di una giornata super.

 

Sabato 2 maggio

Percorso: Coccorrocci → Lanusei → Seui → Seulo → Villanova Tulo → Orroli → Perdas → Coccorrocci | 263 km

Vedi il percorso

Il sabato mattina, rispettando scrupolosamente il «fuso orario del Calincontro» — che prevede partenze significativamente più tarde rispetto all'ora solare — ci siamo messi in marcia per la prima e più lunga giornata escursionistica: 263 chilometri di anello attraverso monti, valli e paesaggi incantati.

Dal Coccorrocci si risale verso Lanusei, capoluogo dell'Ogliastra: il paese è arroccato sulla montagna a oltre 600 metri, e già dalla salita si capisce che la giornata sarà generosa di dislivelli. Da Lanusei la strada piega verso l'interno, puntando verso località come Gairo ed il suo alter-ego Gairo Vecchio, paese abbandonato a seguito di smottamenti verificatisi negli anni ‘50 e territori sempre più selvaggi e meno frequentati.

La strada attraversa paesaggi di macchia e foresta, qui la Sardegna comincia a mostrarsi in tutta la sua bellezza: ondulazioni boscose, radure di cisto e corbezzolo, e un'aria fine che sa di montagna, mirto, cisto ed essenze locali.

Si sale poi verso Seulo, il paese che ci aspettava per il pranzo, passando per Seui. Seulo si trova sull'altopiano a quasi 900 metri, con le case in pietra scura e quella tranquillità che sa di altro tempo.

Il pranzo ci attendeva al Bar Gelateria Locci Giancarlo: un menù semplice e generoso.

  • Antipasto di terra (salumi e ortaggi)
  • Ravioli ricotta e spinaci
  • Dolce
  • ¼ di vino o altra bevanda
  • Acqua e caffè

Una sosta che ha fatto tutto il suo dovere: rifocillare il corpo e allentare i muscoli dopo le curve del mattino, lasciando tempo alle chiacchiere e ai racconti di moto che sono il vero carburante di questi raduni.

Il pomeriggio ha visto incrementarsi la famosa moto-dispersione. Insieme ad Antonietta ho deciso di tagliare il percorso ufficiale facendo una strada che portava al risparmio di varie decine di km. Insieme ad altri “tagliatori”, punto verso il lago alto del Flumendosa dove una sosta ci consente di ammirare la bellezza di questa immensa distesa d’acqua.

Il rientro ha seguito la direttrice orientale, risalendo verso Jerzu, il paese del Cannonau per eccellenza, arroccato su una rocca di granito rosso che domina la vallata dell'Ogliastra. Da Jerzu si scende di nuovo verso la costa e il Coccorrocci, chiudendo un anello di 263 chilometri attraverso la Sardegna centrale, non senza qualche errore nel tragitto, errore che non fa altro che arricchire la bellezza del nostro viaggio.

La serata al ristorante del camping ha cambiato registro, passando dalla terra al mare:

  • Culurgiones
  • Frittura mista
  • Contorno
  • Dolce
  • Vino e acqua
  • Caffè e ammazzacaffè

L'ammazzacaffè ha allungato la serata come si conviene. Le bottiglie portate da ogni partecipante — distillati, liquori artigianali, mirto fatto in casa — hanno girato di mano in mano con la generosità che si conviene tra amici che si ritrovano una volta l'anno.

 

Domenica 3 maggio – Il passo di Tascusì e il ritorno a Nùoro

Percorso: Coccorrocci → Cardedu → Jerzu → Ulassai → Osini → Gairo → Villanova Strisaili → Pira ‘Onne → Passo Correboi → Fonni → passo Tascusì (Pranzo) → Fonni → Mamoiada → Nùoro | 167 km

Vedi il percorso

L'ultima mattina ha avuto il sapore delle cose belle che stanno per finire. La meta era il passo di Tascusì, poco prima di Desulo: nel cuore del massiccio del Gennargentu, dove la montagna sarda raggiunge le sue vette più alte e il paesaggio assume una severità quasi alpina. Da segnalare che il luogo è sede di un impianto di risalita ormai dismesso da anni.

Dal Coccorrocci la strada risale verso nord lungo la costa ogliastrina toccando Cardedu, per poi staccarsi dal mare e puntare verso l'interno in direzione Jerzu. Più si sale e più l'aria si fa più fresca anche a maggio.

All’altezza di Gairo decido di fermarmi. Non sto guidando bene, un senso di vertigine (sarà l’età?) causato dalla vallata del fiume Pardu, mi fa scegliere di sostare alcuni minuti per camminare e riprendere fiato. Ho capito la lezione, devo insistere sulla strada, se guardo il paesaggio… la vertigine è in agguato.

Passato tutto, si prosegue verso Villanova Strisaili, una sosta defaticante al bar prima della salita verso il passo di Correboi, anche queste strade mi hanno visto pedalare con la bici da corsa. Ricordi ed emozioni si sovrappongono in una miscela di sensazioni positive, ma pensiamo a guidare che è meglio!

Da qui il tracciato punta verso Fonni, il comune che segna il cambiamento definitivo di paesaggio: si sale oltre i 1.000 metri e le cime del Gennargentu si fanno più vicine e imponenti. Fonni è il comune più alto della Sardegna, e lo si capisce dall'aria tagliente e dai pascoli aperti che circondano il paese anche in piena primavera.

Da Fonni si va in direzione Desulo attraverso uno dei tratti più spettacolari del percorso: curve morbide e fluide tra i lecci centenari, con il Gennargentu che si apre in tutta la sua ampiezza. Desulo è vicino ma purtroppo non lo vedremo, sarà una tappa futura di qualche altro incontro, io lo conosco molto bene, i suoi vicoli stretti, il suo essere aggrappato alla montagna, la voce di una comunità che ha saputo resistere nel tempo grazie alla sua forte identità.

Il passo di Tascusì è la vetta emotiva della giornata: è una bella giornata fatta di luce e colori; in altre situazioni, spesso il vento soffia forte, ma non è questo il giorno. la vista si apre su panorami di cime e vallate del Gennargentu, e per un momento, sembra lontanissima la fatica del vivere quotidiano che ancora permea la vita di molti di noi.

Per il California EV la salita è stata una festa silenziosa: la coppia spinge senza sforzo su ogni rampa, e in quel silenzio si sentono solo il vento e il fruscio dei lecci.

Il pranzo al ristorante Madonna delle Nevi ha chiuso il cerchio con i sapori dell'entroterra:

  • Malloreddus alla campidanese
  • Porcetto arrosto
  • Contorno
  • Vini e acqua
  • Caffè / Ammazzacaffè

Il porcetto arrosto a quest'altitudine, con il suo profumo e il vino rosso nel bicchiere, è una di quelle esperienze che non hanno bisogno di aggettivi. I malloreddus alla campidanese — quei piccoli gnocchi rigati al sugo di salsiccia e zafferano — hanno ricordato a tutti che la cucina sarda è fatta di cose vere e radicate nella terra.

I saluti

Dopo il pranzo, sono arrivati i saluti: abbracci lunghi, promesse di rivedersi, fotografie dell'ultima ora. C'è qualcosa di malinconico e bello insieme nel momento in cui un Calincontro finisce: si sa già che a breve ci si ritroverà da qualche altra parte, in un altro Calincontro, con qualche faccia nuova oppure con le stesse facce di sempre, le strade saranno diverse ma lo spirito sarà identico.

Ripensandoci, questo Calincontro è stato qualcosa di più di un raduno motociclistico. È stato un modo per mostrare la Sardegna agli amici venuti da fuori: la sua luce, i suoi sapori, le sue strade tortuose e silenziose. E un modo per scoprire ancora una volta, insieme ad Antonietta, che la nostra isola — vista dalla sella del California EV, con il vento in faccia e il Gennargentu tutto intorno — è ancora capace di stupirci, e se stupisce noi che ci siamo nati...

Torniamo a casa

Il nostro California EV ha puntato le ruote verso Nùoro, portando a casa 562 chilometri percorsi in tre giorni — 131 il primo giorno, 263 il secondo, 167 il terzo — attraverso l'Ogliastra, il Sarcidano, il Gennargentu. Tre giorni di curve, di sapori, di compagnia.

Il rientro verso Nùoro è come un fatto privato fra me ed Antonietta. Siamo soli, stanchi di quella stanchezza positiva che porta subito a fare nuovi progetti per incontrare nuove stanchezze! 

Decidiamo di percorrere la strada più facile e veloce. Si torna a casa. E’ tempo di scaricare i bagagli e sistemare la moto in garage.

Rimane la luce del tardo pomeriggio che illumina le rocce granitiche e allunga le ombre dei lecci sulla strada: un commiato lento e bellissimo, come si conviene ad una giornaa fatta da 167 chilometri attraverso il cuore della Sardegna.

Ed è subito Nùoro!

Ci si rivede a Mandello! E sarà un’altra storia!

ps. Non è finita qui. Infatti abbiamo trascorso ancora due bellissime giornate con Beppe e Simona con i quali abbiamo passeggiato per Nùoro, visitato musei e cenato con piacere. E forse... Proprio questa è l'essenza dell'essere Guzzisti; il motto: "Amici Ovunque" è veramente ben calibrato!

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